IL VOLO DEL DRONE SUI VIGNETI ALLEVATI A TENDONE DELLA CANTINA ORSOGNA

Nel corso della seconda settimana di settembre 2015, un team costituito da ricercatori dell’Università di Perugia (Prof. A. Palliotti) e del CNR-IBIMET di Firenze (Dr. S.F. Di Gennaro e A. Berton) e dai tecnici della “Cantina Orsogna” (Dr. C. Zulli e Dr. P. Marsibilio) ha realizzato voli ad hoc con un drone equipaggiato con fotocamere multispettrali e termiche su vigneti allevati a tendone.

Le camere montate su drone hanno consentito di computare i principali indici vegetazionali di interesse operativo, quali: NDVI (Normalized Difference Vegetation Index) e CWSI (Crop Water Stress Index). Il drone ha permesso di realizzare mappe di vigore e termiche ad altissima risoluzione (pochi cm per pixel), con le quali gestire in modo razionale e sostenibile le principali operazioni colturali del vigneto, quali: concimazione, trattamenti antiparassitari, gestione della chioma, irrigazione e vendemmia. In particolare, l’implementazione delle mappe NDVI consentirà l’applicazione del “rateo variabile”, cioè la somministrazione differenziata degli input produttivi in funzione delle reali necessità grazie ad un sistema satellitare di geolocalizzazione che consente di intervenire nel vigneto in modo “molto” preciso. Concimi, agrofarmaci ed acqua potranno essere quindi somministrati solo se servono; ciascuno sarà quindi dosato zona per zona a seconda delle reali esigenze della pianta (dove non serve non si somministra neppure!).E che dire della possibilità di monitorare tempestivamente gli stress idrici e termici, sempre più frequenti in questi ultimi anni, ed intervenire in tempi rapidi, anche nei vigneti ubicati nelle aree più impervie, annullando e/o limitando peggioramenti qualitativi delle uve, nonché i pericolosi fenomeni di disidratazione e danni da scottature solari a carico degli acini.


In un’ottica di inderogabile sostenibilità ambientale, questa attività rappresenta il primo passo verso una gestione dei vigneti, anche allevati a tendone, con un approccio pienamente sostenibile che, se operato a livello di estesi comprensori vitivinicoli quali quelli della provincia di Chieti, potrà dare risultati impensabili fino a pochi anni fa sia a livello di impatto ambientale, importante per l’intera collettività, sia a livello economico, indispensabile per la redditività delle aziende viticole e le cantine stesse.